mercoledì 9 dicembre 2009

del 8 dicembre '09

Piano Triennale delle Opere:
il municipio sarà ristrutturato


AGNADELLO - Il Pes di Agnadello si farà (ma in modo differente), così come alcuni lavori di ristrutturazione del municipio comunale. E’ quel che si è appreso dalla discussione dell’interrogazione relativa il Triennale dei Lavori Pubblici presentata da Lista per Agnadello.
Giovanni Calderara ha spiegato come il Triennale debba essere una previsione “ufficiale” e “realistica”. Questo non sarebbe il caso del Triennale agnadellese “compilato solo in parte”, senza spazio per i lavori pubblici che si dovrebbero realizzare nel 2012.
(la risposta data dalla maggioranza è che “l’amministrazione ha fatto esercizio di realismo: difatti, prevedere ora, in questo momento storico di crisi, lavori pubblici da realizzarsi fra tre anni, con i relativi fabbisogni economici, sarebbe stato un azzardo poco credibile. In ogni caso nel Triennale vanno presentati solo i lavori di importo superiore a 100.000 euro”).
Calderara ha bacchettato la maggioranza perché avrebbe ripreso non tanto le proposte contenute nel proprio programma elettorale, quanto agito in totale continuità con quanto fatto dalla precedente amministrazione, e “per fortuna in passato il vicesindaco Luigi Donesana disse che eravate stati eletti per realizzate il vostro programma!”
(“Non abbiamo mai detto di non volere agire in continuità con quanto fatto”, è stato risposto).
Quindi ha chiesto se vi è stato un cambiamento di rotta riguardo la ristrutturazione del comune, prevista nel Triennale. Calderara ha fatto rilevare che se così fosse “i fondi a disposizione non sono più sufficienti per realizzare il primo lotto: mancano 132.000 euro. Saranno stanziati i fondi mancanti?”
(L’opera sarà realizzata, ma in modo completamente diverso e con altre voci di spesa).
Calderara non ha nascosto di temere che il Pes diventi una “speculazione immobiliare, con la scelta di accollare su chi vi realizzerà la casa anche i costi d’area e le opere di urbanizzazione” (fatto confermato di massima dall’amministrazione). Il consigliere ha anche ricordato che l’area è “vincolata e destinata al sociale” e che, cambiando destinazione, l’amministrazione sfonderebbe il limite di 20.000 mc di edificato in cinque anni per Agnadello, limite che proprio Calderara aveva fissato.
Ha infine giudicato “del tutto improponibile” l’entrata prevista da standard qualitativi del Piano Caseificio del Cigno, che “non frutterà mai 350.000 euro”.
Ha risposto il capogruppo, assessore alle politiche sociali Adriano Donati: “La precedente amministrazione prevedeva in cinque anni la realizzazione di circa 58.000 mc di edilizia residenziale, convenzionando 20.400 mc con i Piani Attuativi Riuniti, 14.700 mc con i P.I.I. Brolo e Polgatti, 20.000 nel P.G.T. (Streppazzocco, Guarazzone, Foppamarcia e Merlina2) e 3.500 dal Pes il Parco. Soltanto la crisi edilizia ha rallentato l’edificazione di queste aree (convenzionate nel 2008) che sicuramente ripartiranno appena la crisi ci lascerà. Una seconda eredità della vecchia amministrazione è la scelta di ristrutturare, lavorando in tre lotti, il municipio”.
Per Donati non è una meraviglia che anche l’amministrazione guidata da Marco Belli voglia “realizzare il nuovo municipio in quanto questa opera serve ormai da parecchi anni, avete avuto tempo 15 anni per costruirlo e non siete stati in grado, quindi tocca a noi farlo”.
Anche perché Donati ha tirato le orecchie a Lista per Agnadello, chiarendo che “ad oggi non è mai pervenuto il parere favorevole per iscritto della Sovrintendenza alle Belle Arti di Brescia sul progetto presentato. Ciò potrebbe comportare “la possibilità che i lavori appena appaltati vengano bloccati”. Non solo, non è stata effettuata alcuna analisi strutturale sull’edificio esistente tanto meno una verifica di adeguamento alle recenti normative antisismiche. Il progetto è stato definito da Donati “faraonico; solo il primo stralcio sarebbe costato 890.000 euro senza nemmeno la sala consiliare”.
L’attuale amministrazione sostiene di voler ristrutturare il municipio, ma in modi e tempi completamente differenti da quelli impostati dall’amministrazione Belli.
Tant’è che Donati ha spiegato che “il progetto di ristrutturazione prevedeva l’intervento solo sui primi due lotti per circa 1.670.000 euro”, ma il bando per l’assegnazione dei lavori riguardava il primo lotto con una previsione di spesa di “poco meno di 900.000 euro”, che, secondo lui, non sarebbero entrati a causa della crisi edilizia .
“Se non avessimo bloccato il bando di gara, ci saremmo trovati in seria difficoltà ad onorare gli impegni presi. Sarebbe interessante sapere dove la vecchia amministrazione pensava di recuperare i fondi (circa 1.800.000 euro in più) necessari per completare la ristrutturazione dell’intero edificio comunale”, ha commentato Donati, che ha ricordato come due siano le necessità legate al la ristrutturazione del municipio: abbattere le barriere architettoniche e realizzare una sala consigliare.
Riguardo il Pes, “su un’area di 4968 mq si sarebbero edificati circa 3500 mc di cui 1800 mc di villette bifamiliari e 1700 mc per una palazzina di 8 appartamenti. I privati che si sarebbero aggiudicati i lotti avrebbero portato nelle casse comunali circa 420.000 euro pagando 130,00 euro/mq i lotti da edificare. Non ci sono state richieste per la palazzina: il comune avrebbe incassato solo circa 275.000 euro con cui pagare spese tecniche per circa 83.135,70 euro, ricordando che nella parcella il tecnico incaricato pretende il pagamento di 11.212,01 euro non giustificati da alcun documento ufficiale in quanto concordati a voce per una integrazione di progettazione per la realizzazione di via Istria non presente nel bando di gara per l’assegnazione dei lavori di progettazione. Non si trova traccia del documento che ha portato alla stima dei 70.000 euro oggetto di tale bando, cifra corrispondente a circa il doppio/triplo dei prezzi di mercato oggi praticati”.
(Questa affermazione ha fatto inferocire Calderara, che probabilmente denuncerà DOnati per “le illazioni fatte”).
“In più 283.000 euro per opere di urbanizzazione pari (1.400 mq. Il costo di mercato è di norma di 100-120 euro/mq”. Le monetizzazioni (per 40.000 euro) non sarebbero state pagate dagli acquirenti.
“Ricapitolando il tutto, se il piano avesse proseguito il suo iter, la comunità, oltre ad aver messo a disposizione di 6 famiglie un’area di circa 5.700 mq, avrebbe sicuramente speso 370.000 euro per le opere di urbanizzazione e spese tecniche. Avremmo invece incassato solamente 275.000 euro con un saldo negativo di circa 100.000 euro”.
Gli amministratori hanno già incontrato i partecipanti al bando, ricavando nuovi spunti per la sua realizzazione, che avremmo voluto condividere con il capogruppo di minoranza Laura Calderara, ma a tal riguardo l’invito è stato declinato”.
Silvia Tozzi

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Commissione del Parco del Tormo al lavoro anche per la promozione

PANDINO – Recentemente presso il Castello di Pandino si sono riuniti i nove membri della Commissione di Gestione del Parco Sovracomunale del fiume Tormo, che rappresentano gli altrettanti comuni facenti parte del Parco.
Come racconta l’assessore pandinese (presidente della Commissione) Romana Camoli, si è vagliato il Piano della Comunicazione, analizzata la bozza del Programma Triennale degli Interventi e sono stati analizzati i progetti da inoltrare all’ amministrazione provinciale per richiedere finanziamento.
Camoli ha informato i componenti la Commissione di Gestione sull’opportunità di uno studio generale e di preparazione al Piano della Comunicazione che prevede uno studio di immagine coordinato, la realizzazione del sito internet e di un kit comunicativo standard.
L’immagine ed il sito saranno realizzati a breve, dato che dispongono già della copertura finanziaria. Per il kit, invece, le risorse saranno reperite nel corso del 2010.
Avvalendosi dei finanziamenti provinciali, regionali ed altri previsti per i Plis, si finanzieranno diversi interventi elencati nel Triennale, che in ogni caso prima deve essere analizzato e valutato dalle varie amministrazioni coinvolte, che potranno predisporre osservazioni o modifiche a quanto proposto, prima di procedere all'approvazione definitiva. La Commissione si riunirà nuovamente i primi di dicembre per la definizione della bozza di programma.
Infine, preso atto del bando pubblicato dall’amministrazione provinciale di Cremona avente per oggetto l’assegnazione di contributi per la realizzazione di progetti di riqualificazione ambientale in aree destinate o da destinarsi a parchi locali di interesse sovracomunale, la Camoli ha illustrato le ragioni che hanno indotto a predisporre, da subito, un progetto per la partecipazione che prevede la tabellazione perimetrale del Parco del Fiume Tormo e la predisposizione di aree di rifugio e di riproduzione per la fauna ittica, oltre che la valutazione degli effetti degli sfalci della vegetazione acquatica sul fiume Tormo volti alla costituzione di tecniche ecologicamente compatibili.
La Commissione ha deciso di incaricare gli organismi tecnici per la presentazione dei progetti all’amministrazione provinciale entro il tempo previsto, cui si allegherà anche un progetto predisposto dal comune di Dovera.

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Area verde al Vacchelli
la colpa è di chi
non chiese il collaudo

VAIANO CREMASCO - Riguardo il taglio dei 125 pioppi alla Minerva di Vaiano Cremasco, ha spiegato il sindaco Domenico Calzi è stato attuato dalla Cosbau durante i lavori di realizzazione della Nuova Paullese.
Secondo il sindaco, il Consorzio del Canale Vacchelli non era informato specificatamente dell’intervento, “anche se, in conferenza di servizio, ha dato parere favorevole alla bretella, e, quindi, alle opere relative, concernenti anche il taglio delle piante”.
Il comune, per parte sua, non sarebbe stato interpellato.
Il proprietario del terreno è, infine, il Consorzio di Incremento del Territorio Cremonese. La convenzione stretta tra Achitex (proprietaria di Minerva) e comune di Vaiano prevedeva che, dopo la piantumazione, effettuata a carico di Achitex, la ditta trasmettesse la comunicazione di fine lavori e quindi la richiesta di collaudo. Una volta effettuato favorevolmente il collado, la procedura prevedeva che avvenisse il passaggio di proprietà a favore del comune e che si stipulasse con la Provincia di Cremona una convenzione per la manutenzione.
Ma la richiesta di collaudo non è mai stata presentata e l’area è rimasta nel Limbo.
A nessuno spettava la sua manutenzione, da fissare in una seconda convenzione da stringere ad hoc, né il passaggio di proprietà si è mai effettuato.
Ora - ha spiegato Calzi - il comune farà effettuare il collaudo. Ha contattato l’Ufficio Agricoltura Provinciale per accordarsi al fine di ripulire l’area verde dai pioppi morti e verificare lo stato delle piantine, decidendo quindi come procedere. E’ improbabile che si effettuerà una seconda piantumazione. L’area quasi certamente resterà a campo, senza alberi. Era una fascia di rispetto alla Nuova Paullese.

del 8 dicembre '09

Fontanile e polemica cuccagna
“L’aministrazione non comunica”


PALAZZO PIGNANO - Il gruppo di minoranza consigliare palazzese Il Fontanile interviene nel dibattito che sta impazzando sui giornali in questi giorni, tra il sindaco di Palazzo Pignano, Antonio Ginelli, e i ragazzi che hanno organizzato la cuccagna del paese, che, di fatto, non si è svolta per questioni legate alla sicurezza.
I ragazzi accusano l’amministrazione e gli uffici di poca organizzazione e volontà, il sindaco dice che i giovani erano in malafede.
Il fatto si è verificato il 15 novembre a Palazzo, mentre si festeggiava la sagra di San Martino, patrono del paese. Com'è tradizione, si sarebbe dovuto scalare il palo della cuccagna all'oratorio.
Parrebbe che, in extremis, il sabato precedente l’arrampicata, il sindaco non abbia dato il permesso di salire senza le dovute precauzioni (teli di protezione, palo a norma).
Gli organizzatori non sono riusciti ad attrezzarsi per tempo e, al culmine della festa, mentre tutti erano in attesa, hanno utilizzato un braccio meccanico per alzarsi verso la vetta della cuccagna ed iniziare la distribuzione dei premi ai convenuti.
A seguito di quanto sopra accaduto è iniziato un botta e risposta a mezzo stampa tra il sindaco ed i giovani organizzatori della manifestazione, cioè i ragazzi gravitanti nell’orbita dell’oratorio parrocchiale, “non certo di qualche pericolosa e sovversiva banda di famigerati ricercati per terrorismo internazionale”, commenta Il Fontanile.
“Dispiace dover intervenire nella faccenda, ma ci saremmo aspettati più saggezza e contegno da parte di Ginelli, sindaco di Palazzo Pignano”.
“Non possiamo tacere la nostra indignazione per la vera e propria aggressione verbale che Ginelli sta portando avanti nei confronti dei giovani di Palazzo Pignano, rei di lesa maestà nei suoi confronti”.
“Un comportamento più misurato avrebbe suggerito al sindaco di mandare giù il rospo in questa situazione, anche nel caso avesse avuto pienamente ragione; non può permettersi di aggredire dei ragazzi che, magari per inesperienza, hanno omesso qualche carta bollata”.
“Compito degli amministratori, oltre ad essere attenti a quanto accade nella comunità, è anche quello di aiutare i cittadini, non di fare gli offesi e rispondere stizziti quando colpiti da più o meno giuste osservazioni”.
Il commento de Il Fontanile sottolinea che “sicuramente la salute e la sicurezza vengono prima di tutto, anche delle tradizioni, ma è evidente che esiste un serio problema di comunicazione tra l'amministrazione comunale ed i cittadini”.
Questo perché “quanto accaduto a Palazzo e a Cascine (caso simile verificatosi nel settembre scorso) sono solo i casi più eclatanti e folkloristici”.
“Altri esempi significativi sono i contrasti con quasi tutti i residenti di Cascine Gandini” (riguardo il piano Fedil, che il sindaco non vuole illustrare alla cittadinanza in una riunione informale) “i rapporti inesistenti con i gruppi consiliari di minoranza, gli sperperi di denaro a causa del mancato coinvolgimento dei volontari che si occupano di assistenza, la sovrapposizione di iniziative nei paesi del comune. E come scordare i piagnistei pubblici in occasione delle cerimonie, che perdono di autenticità e che sembrano solo un modo per porsi al centro dell'attenzione, come pure lo sterile, autoreferenziale e pomposo presenzialismo che caratterizza questa amministrazione”.
Secondo Il Fontanile, “sindaco e giunta si sono auto-isolati nel palazzo comunale, perdendo contatto col tessuto sociale delle comunità che costituiscono l'ente”.
“Lo si nota dalle richieste presentate agli uffici comunali, che restano inevase per mesi e mesi, sbloccandosi solo per l’insistenza dei cittadini interessati; questo è profondamente ingiusto, perché le persone perdono giornate di lavoro per avere delle risposte dall’ente e l’amministrazione non interviene per migliorare i servizi resi alla cittadinanza”.
Il Fontanile chiarisce che la responsabilità di tutto ciò non si può addebitare ai dipendenti pubblici, “che svolgono onestamente il loro lavoro secondo le direttive impartite dai vertici. Sindaco e giunta rispondono dei disservizi alla cittadinanza, in quanto capi dei settori di competenza, incapaci di gestire efficacemente le risorse a disposizione per erogare prestazioni pagate dai cittadini contribuenti. Anche formalmente il sindaco si è arrogato una responsabilità dirigenziale per quanto riguarda l’edilizia privata”.
“I residenti avvertono ormai chiaramente che la macchina comunale gira a vuoto. Per avrebbe la prova, basta parlare con i cittadini che escono dagli uffici... roba da censura!”
Silvia Tozzi

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Primo premio di grafica
per “Arte” al rivoltano Colombi


RIVOLTA D’ADDA - Il rivoltano Corrado Colombi è stato insignito del primo premio per la Grafica del concorso indetto dalla rivista Arte, Premio Arte 2009, con esposizione delle opere vincitrici alla Permanente di Milano.
Colombi è felicissimo del risultato ottenuto, non solo per il premio in sé ma anche perché il concorso indetto da Arte è stato per lui uno stimolo a cambiare stile, mettersi in discussione e creare qualcosa di innovativo.
“E’ una svolta lavorativa”, dichiara senza mezzi termini.
Il cambio di rotta è arrivato nella vita di Colombi con la scoperta del britannico David Hockney (in Italia non sono mai state organizzate sue antologiche), e del carattere antimoderno della sua figuratività, così come l'originalità del suo riferimento stilistico a Picasso e a Matisse.
“Tramite Hockney ho pensato a come poter risolvere il problema formale della rappresentanazione della realtà”, spiega Colombi.
Quindi l’artista ha elaborato numerosi bozzetti, scattato e rielaborato fotografie dipingendoci sopra, interpretato la realtà continuando a chiedersi come poterla presentare, e con quali metodi.
Questo percorso fatto cercando di capire come rappresentare la realtà ha portato Colombi a usare l’acquerello. In particolare l’artista, che lavora a tutto campo, realizzando sia nature morte, che ritratti che, soprattuto, paesaggi, ha rielaborato in acquarello una fotografia di pesci rossi in una boccia. Le fotografie (26 in tutto) dei pesci rossi di casa Colombi sono state applicate alla tela bianca ed elaborate.
Obiettivo del lavoro: aiutare lo spettatore a cogliere la verità, e a capirla, anche se spesso il mondo ci sfugge, così come il senso di ciò che abbiamo davanti.
Colombi è stato quindi di fato colpito da un’epifania, comprendendo improvvisamente che il punto di partenza del lavoro è “ciò che mi colpisce”, ma è la modalità con cui si rappresenta ciò che si vede a fare la differenza.
“I miei nuovi lavori non rinnegano il percorso fatto sino ad ora, tant’è che vorrei continuare a realizzare paesaggi”, spiega, mentre vorrebbe rielaborare le opere dell’Accademia.
Colombi è nato a Milano nel 1969, ha studiato presso l’Istituto d’Arte Cimabue e successivamente al Liceo Artistico Statale I° di Milano, si è iscritto all’Accademia di Brera dove ha seguito i corsi diretti da Paolo Scirpa, Laura Panno e Francesco Porzio.
Terminati gli studi di pittura all’Accademia nel 1994 oltre che all’attività artistica, di pittore e incisore, il suo impegno si è rivolto al restauro e realizzazione di cornici d’arte. Attualmente svolge l’attività artistica nel suo studio di Rivolta d’Adda.
Resta da capire come l’importante riconoscimento ottenuto, ma soprattutto i nuovi orizzonti che si sono aperti di fronte a Corrado Colombi, lo aiuteranno a reinventasi e a dare nuova linfa alla sua opera, che si esprime con una tecnica mista, ricca di suggestioni, rappresentando davvero ciò che si vede.

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Mettere da parte i partiti e lavorare assieme.
Parla Tarcisio Raimondi di Il Girasole



VAIANO CREMASCO - IL segretario dei Verdi di Vaiano Cremasco, Tarcisio Raimondi, interviene nel dibattito aperto dal Pd locale pochi giorni fa su La Cronaca, quando si è proposto a Il Girasole, lista appoggiata dai Verdi, di collaborare con il Pd e la sua lista, Udp.
“Si parla spesso di prove di dialogo tra la lista Girasole e Udp. Dopo il recentissimo direttivo del Girasole voglio riportare quanto da noi deciso, ed anche il mio parere sia personale che come segretario dei Verdi di Vaiano: Il Girasole ha deciso di non chiudere le porte a nessuno. Siamo disponibili ad incontrarci e discutere sui temi che riguardano il nostro comune, al di là dello schieramento politico. Se si arriva a una convergenza di idee sul buon funzionamento e sul miglioramento ambientale del paese, noi non abbiamo nessuna preclusione ideologica al confronto”.
“Vorremmo anche chiudere il discorso sulla questione voto amministrative".
Come segretario dei Verdi, Raimondi puntualizza che lo schieramento con il Centrosinistra non è così scontato solo perché in Italia in molte giunte esiste un'alleanza simile. “Finora come Verdi e Girasole non abbiamo condiviso la troppa cementificazione, la gestione quasi partitica del governare Vaiano e il nuovo Pgt voluti da Udp. Sono queste le questioni che ci hanno divisi. Ciò non toglie che un confronto ci possa essere. Io sono uno di quelli che crede in un nuovo corso. La gente è stufa di questi duetti tra Andrea Ladina e Primo Bombelli che si trascinano da oltre vent'anni. Bisogna avere il coraggio di guardare avanti e non ne faccio una questione di nomi all'interno delle liste, ma una questione di idee”.
“Se crediamo in qualcosa di nuovo, dobbiamo incontrarci, partire da un foglio bianco e metterci dentro cosa vogliamo fare per il nostro paese in futuro, senza dividerci sulle cose passate. Basta col passato, non se ne può più!”
“So che nelle due liste ci sono persone che hanno voglia di superare queste tensioni, persone che ora hanno poco spazio,
ma che sentono il bisogno di trovare un punto di incontro, sentendo lesiva e vecchia la maniera di fare politica. Io mi rivolgo a queste persone: cambiamo questo stato di cose, cerchiamo punti di condivisione al di là dei nostri partiti di appartenenza”.

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doron
Il coro Vocinove
inaugura
giovedì pomeriggio

E’ nato a Milano il primo dei cori Vocinove, costituiti esclusivamente da donne in gravidanza. I componenti ritengono che il canto sia il dono più importante che una futura mamma possa fare al bambino in grembo.
L’iniziativa vede il patrocinio della Regione Lombardia e della Provincia di Milano, l’Associazione rivoltana Doron.
La presentazione ufficiale del coro è fissata per giovedì alle 17.30 nella prestigiosa sede del Polo Mozart del comune di Milano in via Mozart, 16. Il direttore del coro è il rivoltano Giovanni Casanova, musicoterapeuta nel pre-parto e curatore di una ricerca sperimentale all’Ospedale San Raffaele di Milano sulla voce e il canto in gravidanza e al parDopo la maratona mediatica in Tv (con passaggi su Rai 2 e Tg5) e in radio (su Rai2, Radio 24, Radio Popolare), si potrà iniziare a cantare davvero, tutti i giovedì alle 17.45 al Polo Mozart di via Mozart 16, Milano.
Le info si ottengono consultando www.vocinove.it o scrovendo a cori@vocinove.it.
“Ci sono almeno molte buone ragioni per cantare nel coro Vocinove”, spiega Casanova “Vivere un’esperienza emozionante e divertente da ricordare per sempre, imparare a respirare correttamente e a rilassare la voce, imparare a cantare, regalare al proprio bimbo una vita futura più ricca e colorata, condividere il piacere del canto con le altre future mamme, liberarsi dallo stess cantando”.

lunedì 7 dicembre 2009

del 6 dicembre '09

“Confrontiamoci”,
un’offerta di pace del Pd


VAIANO CREMASCO - Il circolo del Pd di Vaiano Cremasco risponde a quanto dichiarato dal direttivo de Il Girasole su La Cronaca nei giorni passati.
Il Pd rimanda al mittente le accuse mosse da Il Girasole riguardo gli attacchi personali fatti o ricevuti.
“E’ strano: se Andrea Ladina attacca Primo Bombelli, accusandolo anche sul piano personale e professionale, è una critica politica, se invece Bombelli risponde a Ladina si tratta di attacco personale”.
“Il direttivo del circolo Pd di Vaiano ha letto e riletto l’articolo di Bombelli di commento del risultato elettorale a Vaiano” (preso di mira da Ladina). “Da nessuna parte vi si può leggere che Bombelli ritiene Il Girasole responsabile della sconfitta alle comunali. La responsabilità, è detto chiaramente, è di Udp, che aveva la responsabilità dell’amministrazione. Sulle cause della sconfitta la riflessione dovrà andare ancora avanti. Quel che è certo è che non di una sola causa si tratta, e probabilmente la presunta cementificazione del paese di cui si sarebbe resa protagonista l’amministrazione Udp non è la causa principale: in quel caso, infatti, i voti persi a sinistra, i voti in difesa dell’ambiente avrebbero dovuto convergere sulla lista che più fieramente aveva combattuto tale cementificazione: Il Girasole appunto, che invece ha visto più che dimezzati i suoi consensi. Non dovrebbe essere anche questo tema di approfondita riflessione?”
“Invece su questo il direttivo del Girasole preferisce sorvolare. E’ certamente più comodo trovare qualcun altro cui addossare tutte le colpe, anche quelle delle proprie ventennali sconfitte: questo può forse salvare un po’ di faccia con il proprio gruppo, ma non può portare alcuna assoluzione da parte degli elettori, che vorrebbero invece un centro sinistra unito e che forse proprio questa divisione hanno punito, anche a Vaiano”.
“Le considerazioni che Bombelli ha fatto in quell’articolo, dunque, erano semplici constatazioni, fatte non per assegnare colpe, ma per iniziare una riflessione che deve anche guardare al futuro. Non è forse un fatto che alle ultime elezioni comunali Udp e Il Girasole avrebbero rappresentato il 56% dei voti? E non è un fatto che quasi ovunque i Verdi sono parte organica e attiva della coalizione di centrosinistra?”
“Certo nessuno si aspettava che nascesse una collaborazione fra due forze che da vent’anni se le stavano dando di santa ragione. Ma noi, tutti, siamo chiamati a fare politica e a confrontarci con i cittadini per trovare insieme le risposte alle esigenze di una società sempre più complessa e di una vita sempre più difficile. E allora quei fatti devono essere il punto di partenza per una riflessione”.
“Noi continuiamo a ritenere che più di trent’anni di amministrazione di Udp abbiano dato a Vaiano opportunità di sviluppo economico e sociale che sono state colte in maniera ordinata, senza eccessi ideologici in un senso o nell’altro. Gli ultimi risultati elettorali evidentemente ci dicono che questo non è stato il pensiero della maggioranza dei vaianesi. Su questo dovremo confrontarci, con tutti coloro che hanno a cuore il futuro delle forze progressiste a Vaiano. Con il monito a non usare parole che, se abusate, perdono ogni significato: cementificazione è una di quelle parole, a cui bisognerebbe dare, o ridare, un senso preciso nel nostro contesto”.
Il confronto chiesto dal Pd è “senza processi da parte di chi non ha alcun titolo per ergersi a giudice e dovrebbe invece solo avere un grande rispetto per chi ha dedicato gran pare della propria vita al servizio della comunità”.
Quindi la solidarietà va a Bombelli “per le insinuazioni, queste sì patetiche, e calunniose per quel che lasciano intendere nel non detto, su presunti conflitti di interesse fra il suo impegno amministrativo e la sua figura non di costruttore o di immobiliarista, ma di presidente di una cooperativa con 600 soci, che a Vaiano ha costruito su area privata, nel pieno rispetto delle Leggi e delle norme urbanistiche”.
Silvia Tozzi

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Il Girasole si mobilita per la metropolitana
Vaino Cremasco - Questa mattina la raccolta firme, già protocollato una mozione


VAIANO CREMASCO - Il Girasole sarà in piazza questa mattina dalle 9 alle12 per raccogliere le firme di cittadini e pendolari al fine di chiedere il prolungamento della linea 3 della metropolitana milanese sino a Paullo.
Nel contempo il gruppo consigliare di Il Girasole ha protocollato anche un ordine del giorno sull’argomento che verrà discusso nel prossimo consiglio comunale.
In esso si puntualizza tra l’altro che “la stessa riqualificazione della Paullese ha necessità di avere un’alternativa di collegamento su ferro se non vogliamo che nel giro di qualche anno questa arteria stradale finisca per essere di nuovo intasata richiamando altro traffico autoveicolare dalle province vicine. Per il territorio cremasco, il prolungamento della Linea Gialla è indispensabile per facilitare il collegamento con Milano potendosi innestare nella rete del trasporto metropolitano gestito dall’Atm e dalla Mm senza essere costretti ad entrare nell’immediata periferia milanese oggi fortemente intasata dal traffico”, spiega il capogruppo Andrea Ladina.
La mozione de Il Girasole chiede di inviare al presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni ed al presidente della Provincia di Cremona Massimiliano Salini la richiesta che vi sia il massimo impegno nel richiedere al governo nazionale risorse finanziarie per la realizzazione del prolungamento della linea del metrò Linea Gialla Mm3 da San Donato a Paullo “quale esigenza del territorio per un collegamento più veloce ed ecologico con Milano”.
Si vuole infine che l’ordine del giorno una volta votato venga inviato anche all’ufficio di presidenza del Circondario cremasco e che il sindaco di Vaiano” Domenico Calzi “o un suo delegato si faccia parte attiva nella promozione di una mobilitazione istituzionale, su questo problema, degli enti locali del territorio”.

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La guida di Spino d’Adda per ragazzi
presentata ieri mattina, in vendita a 5 euro


SPINO D’ADDA - Ieri mattina, alla presenza del sindaco di Spino d’Adda, Costantino Rancati, degli assessori Luigi Poli (urbanistica) e Gian Mario Rancati (cultura) e del presidente del consiglio comunale Lanfranco Colombi, il presidente della Pro Loco di Spino d’Adda, Sandro Puglisi, ha presentato Alla Scoperta i Spino d’Adda, una guida per ragazzi di Spino d’Adda, scritto da Barbara Veneroni e illustrato, di modo da risultare accattivante per i ragazzi, da Antonella Agnello, Marisa Bellini, Francesca Calogero ed Emanuela Orsenigo, che hanno dato vita ciascuna ad un cagnolino che scorta i lettori per le pagine del libro, suddiviso in quattro macroaree: il territorio (se ne occupa la Orsenigo), la storia (seguita dalla Agnello), il folklore (con la Calogero) e l’architettura (con la Bellini). La scelta dei cani è tale anche perché era a Spino d’Adda che Bernabò Visconti, signore di Milano e di Pandino, teneva i suoi cani, tanto che in Villa Zineroni Casati c’è un affresco che ritrae una muta di cani di fronte alla Madonna del Bosco.
Il contenuto del libro è stato descritto sabato dall’autrice, che ne ha riassunto i temi più importanti mostrando alcuni dei disegni che lo rallegrano. Il volumetto riporta curiosità che possono attirare l’interesse di un bambino, raffigurano lo stemma del paese, elencano fauna e flora dell’Adda con anche qualche gioco ed enigma, hanno una grafica accattivante e colorata, mappe, cartine e anche degli itinerari. I bambini del paese, come ha detto anche il sindaco Rancati, ne resteranno entusiasti.
Si parla delle chiese del paese, in particolare San Giacomo e della Madonna del Bosco, riporta filastrocche e antichi rimedi (raccolti da Giulia Riboli), descrive in modo dettagliato Villa Casati, ricostruisce le origini galliche del paese, racconta leggende come quella del Drago.
“La bozza di questo libro mi ha colpito per due motivi, su tutti - ha spiegato Rancati - E’ bello ed affascina. Fa venire voglia di sfogliarlo, è curioso. Il secondo è che credo che resterà attuale per molto tempo, per questo abbiamo chiesto alla Pro Loco di stamparne un po’ di copie”. Quindi il sindaco ha ringraziato “chi lo ha pensato e realizzato. E’ un ottimo prodotto indirizzato ai bambini per avvicinarli alla storia del nostro paese. Non sarà molto illustre, ma è il nostro”.
L’assesore Rancati ha ricordato il florido periodo della letteratura spinese. Quello di ieri era il terzo libri presentato in paese in un anno.
“C’è molta gente a Spino che è operosa nel mondo della cultura e che ha voglia di lasciare qualcosa ai posteri: per questo vengono scritti a Spino tanti libri”.

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Rivolta d’Adda,
si fa festa
da Santa Lucia

RIVOLTA D’ADDA - I festeggiamenti del Natale a Rivolta d’Adda vedono il via domenica. Dalle 8 alle 18 in piazza Vittorio Emanuele il Mercatino dell’Antiquariato a cura della Pro Loco. Dalle 8 alle 13, sempre in piazza, il banco di beneficienza a cura della Croce Bianca Rivolta d’Adda e dei commercianti rivoltani. Alle 16 il concerto di Natale della Banda Cittadina Sant’Alberto presso l’atrio del Municipio.
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Spino d’Adda
calendario di Natale
inizia oggi

SPINO D’ADDA - Si è aperto ieri il fitto calendario di appuntamenti legati alle feste natalizie a Spino d’Adda con l’apertura della mostra, visitabile sino a martedì, I Colori della nostra Storia di Alessandro Alessandrini. Martedì per tutto il giorno in centro storico sarà presente il mercatino degli hobbysti e dell’artigianato locale, con ospiti i madonnari bergamaschi e lo stand gastronomico promosso dall’Avis e dai commercianti del paese con salame, salamelle, cotechino e risotto.
Il 12 dicembre alle 19.30 in via Parma arriverà Santa Lucia che girerà per tutto il paese sino ad arrivare, alle 21, in Oratorio.

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Pandino,
Natale con i libri
in biblioteca

PANDINO - Il Gruppo Memoria ed Attualità e la biblioteca comunale di Pandino, dal 14 al 19 dicembre organizzano, presso la biblioteca comunale, una bancarella di libri usati al fine di liberarsi dei libri vecchi come prescritto dal sistema interbibliotecario e dare occasione di acquistare libri a tre euro.

sabato 5 dicembre 2009

del 5 dicembre '09

Una cuccagna strumentale
Palazzo Pignano - Il sindaco Antonio Ginelli non ci sta e racconta la sua verità


PALAZZO PIGNANO - Riguardo le recenti polemiche su come l’amministrazione di Palazzo Pignano ha gestito il problema della salita della cuccagna di Palazzo Pignano, vietata all’ultimo momento per motivi di sicurezza, il sindaco Antonio Ginelli vuole dare “una risposta equilibrata e senza accusare nessuno di quanto accaduto di far capire e spiegare il nostro responsabile intervento”.
Prima di tutto, Ginelli si rammarica “che non solo i veri attori dello spettacolo mancato rinunciano alle polemiche, ma oggi pure persone di una cultura reclamata universitaria usano l’evento per riversare sulla mia figura parole ingiuriose e dire falsità riguardo la ricostruzione dei fatti”. Secondo Ginelli, l’atteggiamento di alcuni dimostra “una povertà intellettuale nei valori morali che sono fondamentali ad esempio nella crescita civica dei giovani”.
“A Cascine, nonostante gli organizzatori della cuccagna sapessero quanto era stato richiesto e fatto per la scalata della cuccagna a Scannabue, si presentò in comune, il sabato prima della Sagra un abitante del luogo che mi chiese, a voce, non per iscritto, non c’era alcuna richiesta scritta di autorizzazione, di poter organizzare la cuccagna.
“Questo senza essersi attivati neppure per il rispetto delle misure di sicurezza. Ci fu detto che per quel che riguarda la scalata si era sempre proceduto in quel modo. Il signore ha poi proceduto con il manifestare con una dichiarazione dell’organizzazione di manlevare di ogni responsabilità l’amministrazione comunale e la proprietà”.
“Dopo avere argomentato e spiegato l’impossibilità di dare l’autorizzazione alla manifestazione, nel rispetto delle norme di Legge e di chi aveva rispettato le regole e le norme di sicurezza richieste sino ad allora, questa persona si impegnò a non procedere nella manifestazione capendo le giuste ragioni del sindaco”.
“Sappiamo tutti come andò poi a finire, e non accusiamo l’amministrazione di disinteresse degli adolescenti di Cascine”.
“Veniamo ora ai fatti che precedettero l’evento di Palazzo, nella loro vera ricostruzione e non per una giustificazione di comodo verso i ragazzi della cuccagna, come viene evidenziato nella storia pubblicata dai quotidiani locali”.
“Dopo i fatti di Cascine, rimarcai l’attenzione ferma e corretta al responsabile delle procedure richieste, alfine di non creare incomprensioni o malintesi tra l’amministrazione ed i responsabili del gruppo atto alla scalata della cuccagna, manifestando le due possibilità di procedura, legata ad un intervento di una ditta autorizzata per Legge, oppure agli stessi organizzatori , previa presentazione della domanda con tutte le documentazioni tecniche attestanti la regolarità nell’applicazione delle norme di Legge sulla sicurezza richiesta in questo contesto di manifestazione”.
Secondo Ginelli, non esiste scollegamento di comunicazione tra il sindaco ed i collaboratori comunali. Ma esiste, “alla luce dei fatti descritti dai responsabili dell’evento mancato, un procedere tra l’ammettere di conoscere ed avere per le mani le norme richieste a cui adeguarsi ed un continuo contatto con il responsabile per rispettare le norme, senza fare il primo passo fondamentale : la richiesta scritta per avere l’autorizzazione”.
Questa, spiega Ginelli, non esiste “ed è inutile mettere di mezzo il responsabile del comune, con il quale i ragazzi sostengono di essere stati costantemente in contatto e dal quale hanno avuto, secondo loro, la conferma del loro procedere corretto. Si tratta di falsità. Il responsabile non poteva rilasciare autorizzazioni: non è nelle sue responsabilità”.
Il sabato precedente la manifestazione Ginelli racconta che si precipitarono da lui due responsabili dell’evento. In quella sede, il sindaco spiegò ogni norma non rispettata e “lo feci con mio grande disappunto, perché gli organizzatori cercavano di giustificare quanto stava accadendo attraverso la colpevolizzazione di un dipendente comunale, avendo approfittato della sua sincera disponibilità. Perciò, sbagliando”.
“Durante quell’incontro cercai di trovare delle soluzioni, al fine di evitare di dover dire no alla manifestazione, ma non fu possibile”.
Nonostante ciò, il sindaco ha permesso di salire usando un mezzo meccanico. Scelta accettata dai due ragazzi presenti .
“Nonostante questa mia disponibilità, non mi fu detto che sarebbero stati sparati fuochi di artificio, che erano stati posizionati sul castello della cuccagna. E’ per certo una dimenticanza dovuta alla tensione o altro, ma ricordo che, per Legge, occorrono i permessi per spararli”.
“Il sindaco e questa amministrazione possono accettare ogni critica , non le falsità o la mancanza di assunzione di responsabilità, sia nei momenti positivi che nei momenti difficili. Ribadisco la vita e la sicurezza dei miei cittadini è al di sopra di ogni polemica non costruttiva al bene comune”.
“Per me questa vicenda si ferma con queste precisazioni , ad ognuno dei protagonisti le giuste e coscienti riflessioni”, conclude il primocittadino.
“L’errore è dell’amministrazione che non ha saputo essere chiara da subito: la rete di comunicazione interna tra funzionari non ha funzionato, i tempi di reazione sono stati lenti, si è scoperto. E il sindaco Ginelli a questo punto si è visto costretto ad ammettere le colpe dei suoi collaboratori”, avevano invece sostenuto su La Cronaca i portavoce degli organizzatori della scalata che non ha avuto luogo.
Silvia Tozzi

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“Pagate i fornitori!”



PANDINO - Secondo il sindaco di Pandino, Donato Dolini, l’assestamento di bilancio del comune di Pandino ha confermato gli equilibri e il permanere del Patto di Stabilità.
“La situazione è in ogni caso critica”, h spiegato Dolini, “le entrate sono inferiori alle aspettative e sorprendente è stato che il gettito dell’Addizionale Irpef si è assestato al 50% di quanto ci aspettavamo di incamerare. Quindi ci chiediamo: In un anno i redditi dei pandinesi si sono dimezzati? O è un errore dell’Agenzia delle Entrate che ha erogato gli acconti a casaccio? Al momento non siamo in grado di spiegarlo. Fattostà che il flusso delle entrate è inferiore alle aspettative e alle esigenze”.
A questi problemi si aggiunge la restituzione parziale dell’Ici (ci si aspettavano 320.000 euro di gettito) e il fatto che il Ministero toglierà a Pandino altri 20.000 euro di trasferimenti Ici dovuti.
“Questo non ci aiuta”, ha spiegato Dolini, pur felicitandosi che i recuperi sull’Ici non versata siano stati superiori alle aspettative.
Pare che le entrate saranno di 150.000 euro in meno rispetto al previsto: si è incassato il 37% degli Oneri di Urbanizzazione che sarebbero dovuti entrare, ovvero 467.000 euro sugli attesi 1.300.000.
Il comune ha chiesto nel frattempo alla Regione Lombardia di concedere di pagare le fatture ai fornitori, richiesta possibile per i comuni con una situazione di cassa positiva.
Il capogruppo di minoranza Giovanni Viganò si è detto sconcertato dall’apprendere che non vengono pagati i fornitori. Ha detto che il non pagare i debiti ne accumula per il 2010, anno del cambio di amministrazione, percui la scelta dell’amministrazione è risultata sgradita. Il consigliere ha anche chiesto di avere copia dell’elenco dei nomi dei fornitori che attendono il saldo.
Il segretario comunale Graziano Numa ha spiegato che il dato non era immediatamente disponibile, “non essendo parte della discussione”, ma che sarebbe stato consegnato a Viganò il giorno seguente. Numa ha anche spiegato che tutti i comuni sottoposti al Patto di Stabilità hanno questo tipo di problema, per restare nei saldi, e ricorrono tutti alla scelta di rimandare i pagamenti.
“Ogni uscita a bilancio può essere fatta a fronte di un’entrata equivalente”, ha spiegato Dolini, “Per il Patto di Stabilità, infatti, cassa e competenza sono due cose diverse. E non possiamo permetterci di uscire dal Patto, per evitare sanzioni forti che colpiscono anche i funzionari del comune. O il gruppo di minoranza preferisce sfondiamo il Patto di Stabilità?”.
Viganò si è molto offeso per il fatto di non poter disporre immediatamente del dato chiesto. Si è lamentato; a nulla è valso il sostenere da parte di Dolini che “i pagamenti non hanno nulla a che fare con l’assestamento di bilancio” e per questo il dato era indisponibile.
Per Viganò, rimandare i pagamenti è “malcostume”.
“Non è un malcostume!”, si è piccato Dolini, “I soldi per pagare i fornitori li abbiamo. Ma per Legge non possiamo usarli. Non abbiamo volontà su questo comportamento”.
E’ intervenuto l’assessore ai lavori pubblici Primo Deda, spiegando che “non possiamo spendere i soldi che abbiamo perché il Patto di Stabilità predispone un rapporto tra entrate ed uscite. Vogliamo pagare il dovuto a chi lavora e lo faremo se la Regione Lombardia ci concederà il permesso. Non possiamo, lo ricordo, fare mutui o assumere personale. Abbiamo soldi da parte che non possiamo toccare. E dà fastidio dover constatare che ci sono comuni in condizioni peggiori cui sono consentire deroghe sul Patto di Stabilità”.
“Avete promesso tanto sapendo di non potere!”, ha esclamato il consigliere di minoranza Massimo Labò. “Mi auguro questo sia il vostro ultimo mandato”. Viganò ha rilevato i tagli su scuola e servizi sociali, che Dolini ha definito un “efficientamento di spesa generale. Un’erogazione di servizi per priorità”.

venerdì 4 dicembre 2009

del 4 dicembre '09

Ufficio del Sindaco, lo spavento

Agnadello - Il segretario Arena interviene nella discussione


AGNADELLO - Durante l’ultimo consiglio comunale, il gruppo di minoranza Lista per Agnadello ha presentato un’interrogazione relativa l’istituzione dell’Ufficio Staff del Sindaco, di cui La Cronaca ha già avuto modo di scrivere in passato.
Come ha spiegato il capogruppo Laura Calderara, l’istituzione dell’Ufficio Staff del Sindaco, se non viene cambiato lo Statuto Comunale, e ferme restando le modalità con cui l’Ufficio è stato istituito, non sarebbe legittimo perché va contro “la separazione dei poteri tra politico e burocrazia”, quando i componenti dell’Ufficio di Staff “non hanno compiti gestionali ma di indirizzo e di controllo. I comuni sotto i 5.000 abitanti possono agire in deroga se danno funzioni gestionali ai componenti della giunta. Insomma, non ci sarebbe, secondo Lista per Agnadello, un “valido supporto giuridico all’istituzione dell’Ufficio”, perché “si ricorre all’Ufficio solo in mancanza di valide risorse interne. Mancanza che va certificata. Non è questo il caso di Agnadello”.
Contestata anche la scelta di non versare alcun compenso ma di elargire rimborsi spese.
“Una delibera comunale non può - ha ammonito la Calderara - andare contro le disposizioni di Legge o il Contratto Collettivo di Lavoro. In questa delibera di giunta in cui si istituisce l’Ufficio Staff, non si fa cenno neppure al rispetto del limite sulle spese del personale. Né si sono coinvolti i sindacati o le Rsu. Non si parla della pianta organica del comune e non si vagliano le reali possibilità di creare l’Ufficio. Sia chiaro che di questa delibera, se illegittima, rispondono il sindaco ed il segretario comunale”.
Al che, colpo di scena, il segretario comunale Salvatore Arena ha interrotto la Calderara, anticipando la risposta che avrebbe poi dato - in modo molto più formale - il sindaco, Marco Belli, per sottolineare a conti fati come già secondo lui la delibera di giunta che istituisce l’Ufficio Staff è illegittima.
“Manderò quella delibera alla Corte dei Conti per avere un parere preventivo”, ha spiegato, abbastanza agitato, “Non voglio assumere nessuno nell’Ufficio di Staff, la prestazione sarà data gratuitamente, percui non capisco per quale motivo la minoranza stia agendo in questo modo. In ogni caso” (è intervenuto qui il vicesindaco Luigi Donesana: “Questa delibera è solo una modifica al regolamento e non istituisce nulla!”) “se il parere della Corte dei Conti fosse negativo, come dite voi, la ritireremo. Voglio puntualizzare che la persona che farà parte dell’Ufficio Staff non sarà retribuita, ma avrà solo rimborso spese di viaggio. Verificheremo comunque se questa opzione è in dissidio con la Legge”.
Quindi l’accusa, già fatta in altre sedi, di Giovanni Calderara: “Con questa mossa, il gruppo di maggioranza vuole rimettere in pista e dare rappresentanza a chi non si è presentato neanche alle elezioni e non è ben visto in paese” (i riferimenti a Fabrizio Marzagalli o a Giuseppe Cominetti paiono abbastanza evidenti, anche se non sono mai stati palesati)
La Calderara ha chiesto di poter concludere il proprio intervento, che il direttore generale aveva interrotto, e ha chiesto che Belli si impegni ad annullare la delibera di giunta.
Il sindaco ha premesso che quella deliberazione non costituisce l’Ufficio di Staff, come i temi e gli argomenti della interrogazione fanno presupporre, ma si è semplicemente prevista la possibilità a livello regolamentare della costituzione di detto ufficio”.
Quindi ha spiegato per quali ragioni legislative la deliberazione è pienamente legittima, spiegando poi che “le funzioni di indirizzo e controllo sono quelle attribuite non all’Ufficio di Staff, il quale deve collaborare per lo svolgimento di dette funzioni, eventualmente anche assumendo, in detto svolgimento, funzioni latu sensu gestionali ed operative”. Ha anche aggiunto che non “si distingue affatto, nel Tuel, fra comuni di grosse, medie, e piccole dimensioni”.
Ha quindi contestato gli esempi portati da Lista per Agnadello a sostegno delle proprie teorie a supporto del divieto di creare uffici a sostegno del sindaco laddove non ve ne sia la necessità. Uno degli esempi portati riguarda l’assunzione di un avvocato in un comune dotato di un servizio legale comunale con a capo un dirigente, avvocato. L’avvocato assunto veniva retribuito con 8 milioni mensili.
Belli ha ribadito che ai collaboratori del sindaco che costituiranno l’Ufficio Staff non sarà attribuito alcun compenso ad eccezione del rimborso delle spese. La prestazione gratuita, qualora sia volontaria, è infatti configurabile.
Ha poi aggiunto che “non vi è alcun riferimento al rispetto del limite fissato dalla Legge per le spese di personale, né si sono sentite le Rsu e le rappresentanze sindacali perché il momento è prematuro: sono riferimenti che andrebbero inseriti nella deliberazione di costituzione dell’Ufficio di Staff, “se e quando ci sarà, non certo nella deliberazione di previsione regolamentare, che non comporta, di per sé, alcun tipo di assunzione, ma solo la eventuale e ipotetica possibilità di costituire lo staff”.
La delibera non sarà ritirata sino a che non si avrà il parere preventivo della Corte dei Conti, come anticipato dal segretario comunale. Però la maggioranza ha sottolineato in tutti i modi che quella delibera non costitutiva l’Ufficio Staff, ma si limitava a creare le condizioni per crearlo.
Quindi la Calderara ha dato comunicazione che Lista per Agnadello porterà la delibera alla Corte dei Conti e in varie sedi legali.
Silvia Tozzi

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Indennità a Pandino, la prova di Deda
L’assesore risponde con i fatti alle accuse mosse da Tisacchi (Sdi)


PANDINO - L’assessore ai lavori pubblici del comune di Pandino, Primo Deda, ha deciso, contrariamente alle sue abitudine, di rispondere a quanto dichiarato a La Cronaca da Giovanni Tisacchi a nome dello Sdi di Pandino.
Tisacchi, nella sua critica relativa l’operato dell’amministrazione in quel di Gradella, ha anche sostenuto che “il compenso del sindaco è quattro volte lo stipendio medio di un operaio e due volte per l'assessore, con la differenza che l'operaio va al lavoro, timbra e fa 8 ore mentre loro sono liberi di gestire il proprio tempo”.
“E' d'obbligo, nei confronti dei cittadini pandinesi, fornire alcune precisazioni o, meglio, dare atto della completa infondatezza di talune dichiarazioni”.
“Non so dove Tisacchi raccolga le sue informazioni e mi auguro che non vi sia malafede in ciò che dice, ma, per chiarire le cose, allego la mia busta paga da assessore” (che Deda ha autorizzato La Cronaca a pubblicare integralmente), “dove è chiaramente visibile che il mio compenso netto ammonta a 429,27 euro”.
“Devo poi precisare che proprio per questo compenso, al momento del 730/2009, ho avuto l'onere di un conguaglio fiscale a mio carico di quasi 1.800 euro, da cui consegue che il compenso netto reale arriva al lauto importo di 250 euro. E' chiaro che qualsiasi entità economica è sempre rilevante ed io sono onorato di avere ricoperto sino ad oggi questa carica percependo anche un'indennità; ma fare demagogia, al limite della decenza, asserendo che tale indennità risulta essere il doppio di ciò che percepisce un lavoratore, che si suda lo stipendio con la sua attività, è un'offesa a tutti i lavoratori”.
No, non è vero che gli amministratori di Pandino percepiscono un lauto to compenso. Su questo, i fatti danno torto a Tisacchi.



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“Sala Ariston: libertà di scelta”


RIVOLTA D’ADDA - Come è noto, l’amministrazione comunale rivoltana sta mettendo in discussione la reale adesione che Associazioni Rivoltane ha nella sua battaglia per la salvezza della Sala Ariston.
Associazioni Rivoltane agisce per nome ed incontro di numerose associazioni del paese. Secondo alcuni componenti della giunta non tutte sarebbero concordi e al corrente di quanto Associazioni Rivoltane fa. E, sempre secondo questi amministratori, altre associazioni sarebbero di fatto contrarie alla battaglia di Associazioni Rivoltane.
In dettaglio, il nome che si fa è quello di Camminiamo Insieme, presieduta da Remo Bravi, che con la vendita della sala Ariston e l’utilizzo di quanto incamerato, otterrà la realizzazione della propria sede, a norma di Legge e quindi in grado di farle ottenere l’accreditamento regionale, nello stabile in cui sorgeranno anche la mensa scolastica e la sala polivalente da 300 posti (che di fatto sostituirà le funzioni che si vogliono individuare all’Ariston).
Bravi, interpellato, ha spiegato che, a titolo personale, secondo lui è inutile salvare la Sala Ariston, perché sarebbe troppo impegnativo ricavarne uno spazio adeguato alle varie attività che si potrebbero fare nella sala polivalente realizzata nella struttura prefabbricata che l’amministrazione ha in animo di realizzare.
Però puntualizza che Camminiamo Insieme non ha preso ufficialmente nessuna posizione in merito alla battaglia di Associazioni Rivoltane, di cui fa parte, lasciando di fatto libertà di scelta ai suoi attivisti. Anzi, a Bravi risulta che ci sia chi, tra gli iscritti di Camminiamo Insieme, ha firmato la petizione di Associazioni Rivoltane.
“Io non credo che la battaglia per salvare l’Ariston sia per non far avere la nuova sede a Camminiamo Insieme”, dice Bravi rispondendo a una domanda diretta a riguardo.
“La sede e la sala polifunzionale e la mensa li avremmo comunque anche se l’amministrazione non vendesse la Sala Ariston, percui io e Camminiamo Insieme non ci sentiamo minacciati da quanto sta accadendo”.
Spiega poi Bravi che “la battaglia per salvare la Sala Ariston in questo momento è tardiva: andava fatta in sede di osservazioni, ormai l’iter è avviato ed è troppo tardi per cambiarlo. Si combatte, secondo me, contro i mulini a vento”.
“In ogni caso, avere una sala polivalente in via Tre Gozzi non è per me la soluzione più adeguata. Però c’è libertà di scelta. Anche solo in casa mia ci sono persone che hanno firmato la petizione di Associazioni Rivoltane”.
Camminiamo Assieme ospita vari disabili dell’Alto Cremasco, essendo, di fatto, un Cse. Ha al momento 12 iscritti, per lo più rivoltani, ma anche da Pandino, Spino d’Adda, Arzago d’Adda.
Può aggiungere altre tre ospiti agli esistenti senza dover aumentare il proprio organico ed è consapevole che, con la nuova struttura, potrà ospitare 15 Cse e altri 15 ospiti, accedendo ai contributi regionali. Non è in contrapposizione al Padre Spinelli ma offre altro tipo di servizio per altra tipologia di utenti.

giovedì 3 dicembre 2009

del 3 dicembre '09

Metropolitana, Pedrazzi e Concordati
cercano risposte da Formigoni


Fortunato Pedrazzi e Gianfranco Concordati del gruppo consigliare Pd Lombardia hanno scritto una lettera aperta al presidente Roberto Formigoni “perché da troppi anni si sente parlare, con scarsi risultati, di una riqualificazione viabilistica e di una nuova modalità di trasporto nell’area Sud Est di Milano e della Lombardia. E’ vero che finalmente dopo vent’anni sono stati avviati i lavori di riqualificazione della Paullese, ma è altrettanto vero che fino ad oggi non si hanno notizie del finanziamento del Ponte sull’Adda. Si sta correndo concretamente il rischio che, arrivati all’Adda, non ci sarà il nuovo Ponte.
“Oggi i cittadini che percorrono la Paullese (in cantiere), sopportano gravosi disagi, ma la prospettiva di una nuova e sicura strada, consola in parte le loro fatiche. Il nostro territorio soffre da anni della carenza di infrastrutture. Riteniamo che la Cura del Ferro sia la medicina più efficace”.
I consiglieri fanno riferimento alla convenzione finalizzata alla creazione di un tavolo di confronto sul trasporto pubblico, non convocato da anni. Così come il protocollo d’intesa per il realizzo della Tangenziale Est Esterna di Milano, che prevede il prolungamento della Mm3 fino a Paullo. Nell’ultimo capoverso si legge: “Le parti si impegnano a fare quanto necessario affinché la realizzazione delle opere relative al sistema ferroviario e metropolitano trovino la loro attuazione in coerenza con i tempi di realizzazione e ultimazione della Tangenziale Est Esterna di Milano”.
Sono ormai trascorsi 15 anni dall’approvazione del protocollo.
I due consiglieri dicono di avere la sensazione che “gli impegni e presi e i soldi spesi siano finiti nel nulla”. Poi spiegano che anche l’Expo 2015 è un’occasione da non perdere per finanziare, almeno in parte, l’opera vitale.
Dopo un travagliato iter, si sa che ora il progetto è pronto.
“Gli enti locali e le stesse Province di Milano, Lodi e Cremona sono in attesa di risposte certe che non vedono arrivare; migliaia di pendolari sono esterrefatti dal balletto di informazioni a cui sono soggetti: i treni non svolgono un servizio decoroso e puntuale, gli autobus sono rallentati dal traffico e dalle difficoltà indotte dei lavori lungo la ex ss Paullese”.
“In questo momento non sappiamo quando il progetto sarà messo all’ordine del giorno del Cipe - passo successivo all’ultimo fatto, ovvero la presentazione a Roma, presso l’ex Ministero Trasporti, del progetto definitivo rivisto e ridimensionato il cui costo è sceso da 800 milioni di euro a 720 milioni - Non sappiamo nemmeno che fine hanno fatto i 150 milioni di euro a suo tempo stanziati”.
E’ infatti un forte interrogativo, riguardo il quale anche La Cronaca ha spesso scritto, che fine abbiano fatto i 150.000.000 di euro già disponibili (e assolutamente non sufficienti). Una voce insistente sostiene che siano già stati spostati su altre voci di spesa, ad esempio la Mm5 per Monza. MA non si hanno mai avute né conferme né smentite certe a riguardo.
“Il 31 luglio 2007, il Ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro, la Regione Lombardia, la Provincia e il comune di Milano firmavano un protocollo di intesa finalizzato allo sviluppo del sistema metropolitano milanese. In esso venivano esplicitati gli impegni economici e procedurali a carico del Governo per la realizzazione di diverse infrastrutture di trasporto pubblico locale, tra le quali i prolungamenti delle linee Mm2 (Cologno Nord-Vimercate) e Mm3 (San Donato-Paullo) della metropolitana di Milano”.
“Con il Decreto Legge 159 del 2007, il Governo Prodi garantiva la copertura finanziaria degli investimenti previsti dal suddetto protocollo d’intesa, relativi al sistema ferroviario metropolitano di Milano”.
Da qui arrivano i già citati 150 milioni di euro. Il Governo in quella riconosce a queste opere un carattere prioritario.
“Questa questione non può più essere considerata marginale o di competenza di un singolo assessore. E’ un problema che coinvolge l’intero sistema della mobilità di due importanti province, Lodi e Cremona, intrecciandosi con questioni di carattere economico, produttivo e sociale delle popolazioni interessate”.
Quindi Pedrazzi e Concordati chiedono a Roberto Formigoni di “convocare un tavolo di confronto con tutti i soggetti interessanti ai sensi degli accordi e dei protocolli citati in precedenza; dare una risposta positiva rispetto al progetto di prolungamento della Mm3 da San Donato a Paullo prima della scadenza del mandato amministrativo del marzo 2010.
Silvia Tozzi

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Vandalizzata la Madonnina
Rivolta - Via San Francesco. Sostituita con una più piccola


RIVOLTA D’ADDA - Nei giorni scorsi, un brutto incidente ha coinvolto la Madonnina di via San Francesco, ospitata in una nicchia del muro del convento delle Suore Adoratrici di Rivolta d’Adda.
Nella notte qualcuno l’ha vandalizzata, tirandola giù dalla nicchia e causandole la decapitazione.
Quindi la statua è stata tolta dal suo luogo tradizionale e dopo qualche tempo è stata sostituita da una nuova Madonnina, di dimensioni più ridotte.
Le donne di Rivolta non ci stanno e le residenti del quartiere, da sempre devote alla Madonnina di via San Francesco d’Assisi, hanno scritto una lettera al sindaco Lamberto Grillotti perché si mobiliti indi escogitare qualche sistema per ovviare al problema.
Marinella è la portavoce di tutte e spiega: “Pare che la Madonnina sia stata vandalizzata da un uomo visto in Rivolta la sera in cui è successo il fatto, che girava ubriaco per il paese e che ha suonato anche il campanello della canonica. Al di là delle responsabiltà, che non possono essere accertate, sappiamo che fatti di questo tipo sono capitati spesso. Ad esempio, succede che i fuori depositati ai piedi della Madonna spariscano o che nella nicchia della Madonnina facciano la loro comparsa bottiglie di birra ed altri rifiuti”.
“Noi vorremmo davvero che certi eventi fossero il più possibile scongiurati, che il comune si attivasse magari anche con l’affissione di manifesti in cui si ammonisce a non compiere simili atti o con un’ordinanza apposita che multi chi si macchia di colpe simili”.
Non solo: le rivoltane rivogliono la “loro” Madonnina, quella che c’era prima, che è stata in via San Francesco per almeno ottant’anni.
Si sono rivolte alle Suore Adoratrici chiedendo il ripristino della statua, offrendosi anche di pagare di persona il suo restauro. Le Suore però si sono rifiutate, preferendo sostituire la statua con una nuova.

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Cascine, le osservazioni al Piano

CASCINE GANDINI - In ottobre è stato adottato il Piano di Lottizzazione i Cascine Gandini, progettato da Ercole Barbati per Fedil Costruzioni, che già aveva in corso due ricorsi al Tar di Brescia (il primo di dieci anni fa) sulla materia. L’amministrazione ha deciso di trovare un accordo con Fedil facendole realizzare 9.985 mc di edificato (per 99 abitanti teorici) in cambio del ritiro delle cause in essere.
Il gruppo di minoranza Il Fontanile, rappresentato da Paolo Losco e Taimur Dessuki, ha presentato delle osservazioni a riguardo.
“Sono osservazioni - spiegano i consiglieri, assieme al coordinatore Fiorenzo Luppo - che sono state stese dopo aver sentito il comitato dei residenti che si oppone al progetto che testardamente viene portato avanti dal sindaco Antonio Ginelli”.
Si punta il dito, come già aveva fatto i consiglio comunale Losco al momento dell’adozione, sulla mancata ottemperanza di leggi ambientali nazionali e di norme provinciali (nel dettaglio, le tutele del fiume Tormo e degli orli di scapata) ed urbanistiche (della zona F3, verde di rispetto), “riservandosi di esprimere considerazioni sulla legalità dell'intero intervento in sede di consiglio comunale, quando l'argomento verrà messo all'ordine del giorno”.
Come spiegano i consiglieri, “gran parte della comunità” (Cascine conta un centinaio di abitanti, per cui è molto unita e coesa) “è esterrefatta dall'atteggiamento del sindaco, che sta con ogni evidenza promuovendo esclusivamente gli interessi dell'impresa costruttrice, nonostante la contrarietà dei residenti e di tutti coloro che hanno a cuore la testimonianza di un cascinale unico nel panorama lombardo, riportato ad esempio in numerose pubblicazioni”.
“L'edificio rurale, tolto dal suo contesto agricolo ed inserito in una lottizzazione di palazzine, villette a schiera e ville bifamiliari, perderà la sua originalità ed il suo motivo di esistere, trasformandosi in un bizzarro caseggiato fuori luogo”.
Continuano Dessuki e Losco: “Il rispetto delle tradizioni, a cui il sindaco tiene tanto (ma solo a parole), si manifesta anche nella tutela degli antichi manufatti, che perpetuano materialmente la memoria di chi ha vissuto del duro lavoro nei campi, in situazioni di vita alquanto precarie rispetto a quelle attuali”.
“Siamo perplessi dell'atteggiamento accondiscendente tenuto dai consiglieri che, pur originari del luogo, hanno approvato l'adozione dello scempio proposto dal sindaco Ginelli e dal progettista pagato dalla società proprietaria di parte degli immobili. Evidentemente logiche politiche hanno avuto il sopravvento sui principi di buon governo e tutela del territorio e delle tradizioni a cui dicono di ispirarsi”.
Il Fontanile ha chiesto che venisse organizzata un’assemblea a Cascine per illustrare il progetto, che comporta la creazione di alcune opere accessorie quali il rifacimento della “piazza” della Chiesa e la sistemazione dell’area verde frontestante, oltre che la creazione di una ciclabile a servizio, ma Ginelli ha dichiarato che riunioni di tal genere “sono dispersive e non portano a nulla”.

mercoledì 2 dicembre 2009

del 2 dicembre '09

Monte sull’orlo del disastro
in un documento di Clemente

Misteriosamente allegato ai verbali delle sedute precedenti


MONTE CREMASCO - Il consiglio comunale di lunedì sera ha visto un colpo di scena durante l’approvazione dei verbali della seduta precedente. In uno di essi era infatti allegata, non protocollata, una lettera di Giovanni Clemente, precedente segretario comunale muccese.
Clemente ha formulato un “parere in ordine alla proposta di deliberazione del riequilibrio di bilancio presentato il 30 settembre” (suo ultimo consiglio comunale a Monte).
Il parere è stato letto lunedì sera da uno sbigottito Fausto De Simone del gruppo di minoranza Monte, Sviluppo e Tradizione.
Si legge che “l’aumento dello stanziamento di entrata per Oneri di Urbanizzazione destinati a spese diverse da quelle di investimento da 46.914,77 euro a 60.413,77 euro è giustificato dall'introito di circa 22.000 euro in seguito a monetizzazioni e versamenti di Oneri e costi di costruzione inerenti il Piano di Recupero Cogorno, Tabacchi e Mazzeo. C’è poi l’attesa entrata di circa 10.000 euro per monetizzazioni di aree standard, provenienti dalla lottizzazione Fiorani”.
Quindi, Clemente lancia la sua bomba, relativa il piano di lottizzazione industriale Mazziotti, lungo la Paullese, approvato con Sportello Unico dall’amministrazione comunale muccese per permettere la realizzazione della variante al percorso della Nuova Paullese.
Spiega Clemente che “l’atteso versamento di 23.500 euro da parte della Sec Spa” (l’impresa che ha acquisito l’area Mazziotti e che ha avviato lo Sportello Unico) “per sanzioni per mancato ritiro entro i termini di Legge del provvedimento e mai ritirato relativo lo Sportello Unico”. Infatti, la procedura avviata con lo Sportello Unico in settembre pareva in alto mare e La Cronaca ne trattò. Si voleva addirittura chiudere la procedura, riportare a verde l’area interessata e multare la Sec.
“La conclusione dell’iter consentirà al comune di Monte di incamerare il saldo del contributo di costruzione che ammonta a 240.000 euro”.
“La prossima emanazione del provvedimento sanzionatorio nei confronti di Sec sarà nella misura del 40% della seconda rata (che ammonta a 117.000 euro), cioè 47.000 euro. Quest’ultimo versamento si sostituisce alla prima multa, da 23.500 euro. Le sanzioni non sono cumulabili tra di loro”.
Clemente quindi sottolinea che il bilancio di previsione del comune poggia su queste entrate e che, qualora esse non dovessero essere incamerate, il bilancio salterebbe.
Scrive che “si dovranno operare tutti quegli accorgimenti necessari perché l’assestamento riporti il bilancio in equilibrio. L’Ufficio Ragioneria dovrà costantemente monitorare l’andamento delle spese (spostandone alcune sul 2010, come gli ultimi impegni presi con Scs che possono essere traslati) ma l’amministrazione dovrà svolgere un più approfondito controllo e l’Ufficio Ragioneria dovrà costantemente riferire sui veri problemi da affrontare”.
De Simone ha chiesto chiarimenti e si è detto molto preoccupato.
Il sindaco, Achille Zanini, ha spiegato che la proceduta dello Sportello Unico non è interrotta, ma ha ripreso l’iter. Percui la Sec non deve pagare alcuna ammenda ma sta procedendo con il versamento delle varie quote previste: quindi il bilancio è assolutamente in regola. Piuttosto, Zanini si è detto sconcertato da come ha agito Clemente, che non ha mai chiesto alla Sec la fidejussione a garanzia della sua volontà di realizzare il proprio stabilimento a Monte. Con la fidejussione multe o mancati pagamenti sarebbero stati così riscossibili in qualunque momento e nessuna entrata prevista sarebbe stata sottratta al bilancio. Zanini ha chiarito che indagherà per scoprire perché Clemente non ha fatto le dovute verifiche e i dovuti passi nei confronti della Sec e quindi interpellerà l’Agenzia dei Segretari. “Se Clemente non si fosse scordato ci chiedere la fidejussione alla Sec, questi problemi non ci sarebbero stati”, ha aggiunto Zanini furibondo.
De Simone ha insistito che le “responsabilità sono politiche. Infatti no ci si può affidare solo agli Oneri di Urbanizzazione per far quadrare un bilancio. Fino a due mesi fa il nostro bilancio era a rischio e sarebbe potuto saltare. Le cose vanno fatte per bene e sino ad oggi, questa lettera lo dimostra, così non è stato”.
Silvia Tozzi

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Cuccagna a Palazzo Pignano: polemiche
“Abbiamo fatto tutto ciò che ci han chiesto”


PALAZZO PIGNANO - I ragazzi di Palazzo Pignano, capitanati da Giuliano Zambon e Mattia Fusar Poli, non intendono passare sopra all’improvviso (24 ore di preavviso) divieto dell’amministrazione comunale di celebrare la sagra di San Martino, due settimane fa, a Palazzo Pignano, con la tradizionale scalata della Cuccagna.
“Non è possibile abbassare sempre la testa di fronte all’arroganza della classe politica”, commentano i ragazzi.
“Siamo basiti, restiamo a bocca aperta davanti alla ricostruzione fatta dall’amministratore della città sulla mancata ascesa al palo della cuccagna durante la Sagra di San Martino a Palazzo Pignano il 15 novembre scorso. Stupefatti e irritati”.
I ragazzi raccontano che “già a metà settembre la Sagra della frazione Cascine era stata mozzata. Si vietò infatti ai ragazzi di scalare il palo della cuccagna, divieto comunicato un giorno prima di tentare l’arrampicata”.
Il motivo addotto è legato all’introduzione di norme che regolarizzano il gioco popolare. La conclusione dei ragazzi è che la cuccagna di Cascine, come quella di Palazzo., è saltata perché “l’amministrazione comunale si disinteressa in gran parte di assistere gli adolescenti di Cascine”, dato che non ha imbastito l’istruttoria né convocato la apposita Commissione comunale di vigilanza locali di pubblico spettacolo.
Messi sull’attenti da quanto accaduto a Cascine, i ragazzi di Palazzo incontrano l’amministrazione e, “già a settembre, avevamo in mano le nuove norme cui adeguarci. Parlando poi con un responsabile del comune che ci è stato indicato quali accorgimenti dovevamo mettere in pratica, percui ci siamo rasserenati e mossi per la buona riuscita della scalata e della sagra”.
“Nelle settimane precedenti alla festa tutti i ragazzi di Palazzo Pignano lavorano volontariamente fianco a fianco. Tutti i punti indicati dal comune sono rispettati (sono posizionate anche le reti di sicurezza), i contatti coi funzionari del comune sempre aggiornati passo passo l’avvicinarsi dell’evento”.
I ragazzi raccontano che la doccia fredda è arrivata solo sabato 14, il mattino del giorno precedente la scalata.
“Questa cuccagna non s’ha da fare”.
Perciò gli organizzatori hanno cercato di parlare col sindaco scoprendo che la manifestazione saltava perché “le norme di sicurezza non erano sufficienti”.
“La messa in loco del palo doveva essere assegnata ad una ditta specializzata, costo: 1200 euro. Chi paga? L’idea era che il costo andasse ripartito metà sugli organizzatori e metà sul comune. Quindi, il sindaco, Antonio Ginelli, ci ha accusato ingiustamente d’aver cercato di fare i furbi. Delle nuove normative indicate come sufficienti per l’evento di quest’anno nessuna è stata tralasciata. E glielo abbiamo spiegato”.
“L’errore è dell’amministrazione che non ha saputo essere chiara da subito: la rete di comunicazione interna tra funzionari non ha funzionato, i tempi di reazione sono stati lenti, si è scoperto. E il sindaco Ginelli a questo punto si è visto costretto ad ammettere le colpe dei suoi collaboratori”.
I ragazzi si chiedono: “A 24 ore dalla festa, cosa avremmo potuto fare? Non c’era il tempo materiale per attenerci alle nuovissime misure, che non ci erano state comunicate. Dopo settimane di lavoro tutto andava in fumo: il materiale comprato, i premi per i bambini, le ore per allestire uno spettacolo pre-scalata con la scenografia e un palco dove proiettare un video autoprodotto dai ragazzi, il materiale pirotecnico, i costumi, gli stendardi celebrativi, i pannelli dipinti, cartelloni e striscioni, volantini e manifesti”.
“Eravamo raggelati. Cosa fare? Come giustificarci davanti alla comunità?”
“Il sindaco Ginelli che, ci piace ripeterlo, ammette le sue colpe e quelle dei suoi collaboratori, ci ha indicato come unica via possibile la salita del palo tramite piattaforma meccanica. Ed è ciò che abbiamo fatto. Nessuna azione di protesta, solo l’unica via indicata.
E alla comunità come spiegazione per ciò che stava accadendo abbiamo detto quanto dettoci dal sindaco, che ha ammesso le sue colpe e la superficialità, la disorganizzazione, la mancanza di comunicazione tra lui e i suoi collaboratori. Questo abbiamo fatto. Nessuna azione di protesta, solo l’unica via indicata. Mai abbiamo richiamato a tradizioni offese o non rispettate per polemizzare. Mai”.
“Rispettiamo le nuove norme sulla sicurezza del palo della cuccagna. Purtroppo, abbiamo un sindaco ed un’amministrazione scollegati, a più facce e distratti, in una parola: incompetenti. Può un sindaco ricordarsi della sagra del proprio paese (Palazzo, Cascine e Scannabue vogliono essere un’unica realtà, come piace ricordare spesso il nostro primo cittadino... ) il giorno prima? O c’è incompetenza o c’è la volontà di boicottare la sagra. E tra le due alternative francamente non sappiamo qual è la prospettiva peggiore. Qualcosa non ha funzionato è vero, ma non siamo noi ragazzi e organizzatori ad avere sbagliato. O forse sì. Abbiamo sbagliato a fidarci del nostro comune. Vedremo di imparare la lezione la prossima volta”.

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vaiano cremasco
Le accuse di Corti:
“Assessori per lucro”

VAIANO CREMASCO - “Il vicesindaco di Vaiano Igor Minerva ha dichiarato in consiglio comunale che è diritto dei lavoratori avere rimborsi per le ore di lavoro saltate. Rispondo a Minerva che non deve
dare lezioni su come si difendano i diritti dei lavoratori” sbotta Marco Corti, consigliere di minoranza vaianese (lista Udp). “Sono il primo a dire che è un diritto dei lavoratori avere un rimborso per il lavoro saltato, ma l'attuale giunta deve spiegare perché questa amministrazione costa 750% in più rispetto a prima! E la cifra sin qui spesa concerne sono sei mesi di attività. Si deve dedurre che il prossimo anno si spenderà il 1400% in più? Sfido che poi non ci sono fondi per fare altro”.
“Questa maggioranza ha a cuore il proprio portafoglio, altro che i vaianesi. Chi ha amministrato Vaiano in passato lo ha sempre fatto con spirito di volontario, costando quasi nulla al comune; ed era tutta gente che lavorava, aveva famiglia e che anche alcuni di loro si alzavano alle 4.30 di mattina. Non accetto che un diritto dei lavoratori diventi uno strumento per gli assessori per saltare ore di lavoro ed addebitarle al comune. Amministrare Vaiano non è sicuramente come amministrare una città. I vaianesi hanno il diritto di sapere quanto costa alle loro tasche la giunta comunale”.
“E nessuno ha risposto alla mia domanda: perché i rimborsi sono aumentati in modo cosi spropositato?”
La risposta che Corti si dà è: “Semplicemente è comoda (e lucrosa) la poltrona che si occupa”.

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palazzo pignano/2
In Fuga dal Glutine
oggi ala Pascoli

PALAZZO PIGNANO - La scuola primaria Pascoli di Palazzo Pignano è stata selezionata dall’Associazione Italiana Celiachia lombarda per la presentazione del progetto In Fuga dal Glutine al fine di sensibilizzare alunni e insegnanti al problema della celiachia (Una bambina a scuola è affetta dalla malattia).
Lunedì sera si è svolto un primo incontro con gli insegnanti, alcuni genitori e un rappresentante dell’Aic sul tema.
Questa mattina alle 10 gli alunni di seconda incontreranno con uno staff di esperti nel campo della comunicazione dell’Aic e giocheranno con In Fuga dal Glutine, una sorta di gioco dell’oca gigante in cui i bambini sono le pedine viventi e devono cercare di sfuggire agli alimenti contenenti glutine. Scopo di questi incontri è ovviamente far conoscere la celiachia ad insegnanti, compagni di classe e genitori affinché si possa ridurre il disagio sociale dei piccoli celiaci nella scuola e nella vita quotidiana. Per un celiaco vivere bene è vivere senza glutine, percui, per non farlo sentire a disagio, la soluzione è che sempre più persone sappiano quali sono gli alimenti con glutine.